Francesco Marano Camera etnografica. Storie e teorie dia antropologia visuale
2007, Franco Angeli
Francesco Marano Il film etnografico in Italia
2007, Edizioni di Pagina
Antonello Ricci I suoni e lo sguardo. Etnografia visiva e musica popolare nell'Italia centrale e meridionale
2007, Franco Angeli
Gianfranco Spitilli Il paese "di mezzo". Storie di vita e fotografie familiari a Intermesoli Ricerche e redazioni, 2007
Francesco Faeta Fotografi e fotografie, Uno sguardo antropologico Franco Angeli 2007
Stefania Sebastianis La costruzione dell'indianità. L'arte popolare di Ayacucho dall'indigenismo ai siti web Forum Udine 2006
Antonello Ricci Bateson & Mead e la fotografia Aracne 2006
Luigi Chiriatti et al. Il Male di San Donato
Calimera, Kurumuny 2006
Alan Lomax In Salento. Le fotografie del 1954 Calimera, Kurumuny 2006
Gianluca Sciannameo Nelle Indie di quaggiù. Ernesto De Martino e il cinema etnografico Bari, Palomar 2006
Francesco Marano Anni Cinquanta e coccinelle che volano. Video e poetiche della memoria etnografica 2005 Besa Editrice, Nardò
Tutti i libri ricevuti vengono catalogati nel database online di Ethnodoc con un link al sito dell'editore
Ethnodoc offre ai propri soci il prestito delle pubblicazioni. Clicca qui per andare al sito dell'associazione culturale Ethnodoc
clicca sulla copertina
Antonello Ricci (a cura)
Franz Boas e la fotografia
Aracne , 2009
Il libro raccoglie saggi di Ira Jacknis (George Hunt, Kwakiutl Photographer) e Jay Ruby (Franz Boas and Early Camera Study of Behavior). Gli articoli sono preceduti da una introduzione di Antonello Ricci.
clicca sulla copertina
Roberta Altin e Paolo Parmeggiani (a cura)
L'intervista con la telecamera: giornalismo, documentairo e ricerca socio-antropologica
Lampi di stampa , 2008
I confini tra la ricerca sociologica e quella antropologica, tra informazione o spettacolarizzazione della realtà possono sembrare, a un comune spettatore, molto labili. Per intervenire attivamente nel dibattito che ruota attorno all'uso corretto o "manipolato" della video-intervista, abbiamo deciso di raccogliere in questo testo gli interventi di Roberta Altin, Sabrina Benussi, Dario Da Re, Patrizia Faccioli, Gabriella Fortuna, Nasko Kriznar, Manuela Morana e Paolo Parmeggiani che su questo tema hanno svolto dei seminari universitari di formazione e approfondimento. L'iniziativa è stata promossa dall'Università degli studi di Udine, Dipartimento di economia, società e territorio, Facoltà di scienze della formazione per le esigenze didattiche del corso di laurea in scienze e tecnologie multimediali e del corso di laurea magistrale in linguaggi e tecniche dei nuovi media.
Piero Vereni
Identità catodiche
Roma, Meltemi, 2008
I mezzi di comunicazione di massa giocano ormai un ruolo fondamentale nella produzione delle identità. Il fenomeno è stato studiato, nell’ultimo decennio, da una nascente “antropologia dei mass media”, oggi in piena effervescenza, le cui linee di ricerca vengono ricostruite in queste pagine.
Il sistema dei mass media, in particolare la televisione, ha introdotto – secondo l’autore – una nuova forma di capitale, il “capitale mediatico”, che rende disponibili i sistemi ideologici (e le forme di identità) a classi diverse da quelle che li hanno generati. Programmi di “televisione realtà” come C’è posta per te di Maria De Filippi consentono alla piccola borghesia e al proletariato di assimilare – rapidamente e senza uno specifico capitale culturale – il modello di identità borghese ottocentesco basato sull’interiorità dei sentimenti, e dunque di acquisire una forma di identità elitaria.
Ma il ruolo dei media nei processi di appartenenza ha avuto anche altre declinazioni: in questo senso l’autore analizza il mutamento della rappresentazione dell’identità albanese nei mezzi di comunicazione italiani. Alla fine degli anni Novanta la nostra stampa raffigurava gli albanesi come ignoranti o criminali, e questa immagine si è incardinata nella struttura identitaria degli albanesi in Italia. Di recente, nel programma Amici, gli albanesi si sono riproposti come corpi sinuosi e seducenti e lavoratori tenaci. Lungi dal considerare “reale” questa nuova rappresentazione, l’autore si preoccupa di evidenziarne l’esistenza sul mercato delle appartenenze.
Il libro si chiude con una dettagliata disamina – oltre 800 i titoli analizzati – dell’immagine del Meridione nella fiction italiana degli ultimi vent’anni. L’obiettivo è quello di porre in evidenza il legame tra stereotipi e pratiche quotidiane, cercando di superare quella contrapposizione tra “vita reale” e “rappresentazione mediatica” che sembra segnare molta della critica al sistema dei mass media.